Le donne andrebbero festeggiate tutti i giorni, soprattutto quando hanno fatto la Storia. È questo il caso della livornese Palmira Orso: la prima direttrice d’orchestra d’Italia. Fiorella Chiappi, in questo articolo del nostro blog, ne ripercorre la vita, prendendo spunto da una ricerca del Maestro Massimo Signorini.
Ci sono nomi che la storia lascia ai margini, coperti da una polvere silenziosa, spesso perché appartengono a donne che il loro tempo non volle ricordare, come osserva Luce Irigaray in Speculum (Milano, Feltrinelli, 1998).
Poi, all’improvviso, un documento riemerge, un archivio si riapre, e una figura dimenticata torna a occupare il posto che le spetta.
È così che è riapparso il nome di Palmira Orso, livornese, nata nel 1860: la prima donna in Italia a dirigere un’orchestra, in un tempo in cui il podio era territorio esclusivamente maschile.
Per oltre un secolo, il suo nome era rimasto ai margini della storia musicale, ma nel 2014 l’ha riportata alla luce il Maestro Massimo Signorini, fisarmonicista e studioso di storia della musica, presidente dell’Accademia Livornese degli Avvalorati.
Un giorno, sfogliando alcuni documenti sugli spettacoli musicali a Livorno, si è imbattuto in un nome inatteso: una donna sul podio tra Ottocento e Novecento. Da quella scoperta è nato un percorso di ricerca, confluito nel volume Essere Donne e prime direttrici d’orchestra (Pisa, Campano Edizioni, 2018), che ricostruisce e riporta alla luce del presente storie di donne, scomparse dalla memoria musicale.
Le fonti confermano che fu Palmira Orso la prima a dirigere stabilmente un’orchestra in Italia, seguita a breve – come ha scoperto Signorini – da un’altra figura pionieristica: Irene Morpurgo, nata ad Alessandria d’Egitto, trasferitasi in Italia e salita sul podio anche a Livorno.
Se Palmira rappresenta il primo gesto di rottura, Irene ne conferma l’eco: non un episodio isolato, ma l’inizio di una presenza femminile nella direzione orchestrale che per troppo tempo era stata invisibile.
Le radici: una famiglia tra esercito e musica
Maria Palmira Virginia Augusta Orso nasce a Livorno il 15 agosto 1860, un anno prima dell’Unità d’Italia. Cresce in una famiglia in cui la disciplina militare s’intreccia con la sensibilità musicale. Il padre è capitano dell’esercito italiano; il nonno paterno, Felice Orso, tenente dei Bersaglieri, è anche compositore, con opere pubblicate a Firenze, Milano, Bologna e Trieste.
Della madre, Annetta Cottalorda, sappiamo poco. Sappiamo però che Palmira, durante gli anni livornesi della maturità, visse accanto ai genitori e ai fratelli Felice ed Eugenio, in un ambiente familiare che rimase punto di riferimento costante, sostenendo la sua passione e il suo percorso professionale.
A quattordici anni lascia Livorno per perfezionarsi a Firenze. Il 4 ottobre 1874 è ammessa alla Scuola di Canto del Regio Istituto Musicale; nel 1889 entra alla Scuola di Fuga ed Elementi di Storia. Il suo non è un percorso improvvisato: è studio rigoroso, preparazione tecnica, costruzione paziente di una professionalità.
Il debutto sul podio e l’affermazione professionale
Nel 1890, a trent’anni, Palmira Orso dirige un Gran Concerto al Teatro Pagliano di Firenze, il maggiore teatro “all’italiana” della Toscana, poi divenuto Teatro Verdi.
In programma figura anche un Inno Patriottico da lei composto su parole del padre Paolo.
Le cronache dell’epoca parlano di un’esecuzione accolta con favore, descrivendola come “piena d’intelligenza e di energia”. La notizia varca i confini nazionali: il periodico musicale francese Le Ménestrel e il quotidiano statunitense Boston Evening Transcript ne danno conto. Non è solo un successo musicale: è un gesto simbolico. Una donna che alza la bacchetta davanti a un’orchestra nell’Italia di fine Ottocento infrange un codice non scritto.
Nel 1896 si trasferisce a Lodi, dove dirige I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi, al Teatro Sociale di Lodi. Anche in quest’occasione la stampa italiana e francese danno rilievo all’eccezionalità della sua presenza sul podio. Palmira non è più una curiosità: è una professionista riconosciuta.
Livorno, Capitale dei tanti teatri
Il 9 gennaio 1903 Palmira rientra a Livorno. La città, definita la “Capitale dei tanti teatri”, ha un Patronato Teatrale che coordina stagioni di alto livello nei numerosi spazi cittadini, un’esperienza quasi unica nel panorama nazionale.
Avvia una collaborazione con Lanciotto Lazzari, mecenate e affittuario del Politeama Livornese, assumendo il ruolo di direttrice artistica e direttrice d’orchestra.
Dirige Ernani, Rigoletto, La sonnambula. Le rappresentazioni sono numerose e seguite anche dalla stampa straniera. Parallelamente continua a dedicarsi alla composizione orchestrale.

Il mistero degli ultimi anni
Dai dati ufficiali risulta che il 1° dicembre 1908 lascia nuovamente Livorno per trasferirsi a Bari e che, inoltre, è nubile. Dopo questa data le informazioni si fanno frammentarie: secondo alcune fonti non pienamente verificabili, tra il 1908 e il 1910 avrebbe raggiunto gli Stati Uniti, dove sarebbe stata attiva come direttrice d’orchestra e compositrice nel repertorio lirico. Tuttavia, non esistono conferme documentarie definitive. Non conosciamo neppure con certezza la data e il luogo della sua morte.
Per oltre un secolo, il suo nome è rimasto fuori della storia musicale, ma il lavoro del Maestro Signorini ci restituisce oggi un’immagine nitida: una donna che alza la bacchetta davanti a un’orchestra nell’Italia a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. Un gesto semplice ma non ordinario.
Valorizzazione a Livorno di Palmira Orso
Grazie all’accurata ricerca del Maestro Signorini, Palmira Orso è tornata a rivivere nella memoria culturale di Livorno. A lei, come a Irene Morpurgo, la città ha dedicato due aree verdi in piazza della Vittoria, e la sua storia e le sue composizioni sono state valorizzate in alcuni concerti.
La vicenda di Palmira è comparsa in articoli e libri del Soroptimist Club di Livorno, assieme ad altre donne livornesi da ricordare e valorizzare, e ha ispirato un lavoro teatrale, messo in scena al Teatro Vertigo di Livorno, tratto dal testo Donne di Teatri. Quattro livornesi nella storia di Fiorella Chiappi e Anna Maria Vannini (Livorno, ALA Libri, 2025).
Riscoprire e valorizzare figure come Palmira Orso, com’è avvenuto nella Livorno di quest’ultimo decennio, non significa soltanto colmare una lacuna storica: è anche uno dei modi in cui la città rafforza la propria identità, riportando alla luce nomi e gesti di donne – e non solo di uomini – che, pur nascosti per decenni, contribuiscono a definire chi siamo oggi e quali siano le nostre matrici culturali.
Le immagini sono una gentile concessione del Maestro Massimo Signorini. Sono state prese dal suo volume Essere donne e prime direttrici d’orchestra, Campano Edizioni, Pisa, 2018. Sono state lavorate con l’intelligenza artificiale per ottenere una migliore qualità editoriale.

Palmira Orso in tempi non facili, seppe farsi spazio in un ambiente tradizionalmente dominato dagli uomini. La sua esperienza testimonia determinazione, talento e passione musicale. È importante ricordarla oggi, perché ha iniziato un percorso pionieristico che ha aperto la strada alle generazioni successive.