Eh sì, Arturo Falaschi sembra averci preso gusto quest’anno, a commentare le poesie di Paolo Baroni. E forse un poco anche noi, che continuiamo a dar loro voce. Ecco delle nuove riflessioni, sempre un po’ graffianti, ma comunque introspettive.
Musicali, certo, visto che prendono forma dalle poesie del volume di Paolo Baroni Le parole della musica (ALA Libri – 2016), che trovano così una nuova veste, una voce diversa. Non è quella dell’autore, ma di un lettore e in quanto tale personalissima. Buona lettura.
Blackbird
Questa poesia di Paolo Baroni si ispira all’omonimo brano di Mike Oldfield pubblicato nell’album Light + Shade. I versi non sono esuli da luci e ombre, elementi vivaci e altri più rilassati. E le riflessioni di Arturo Falaschi? La parola a voi!
Blackbird-Paolo Baroni
Ho voglia di cantare al cielo scuro della notte,
per condividere il desiderio che accompagna
lo spettro dei miei pensieri,
ho voglia di imparare dalle luci spillate nel nero
a volare verso un significato,
a cercare un cammino dove forse non c'è.
Ho voglia di sentirmi amico dell'immenso.
La riflessione di Arturo Falaschi
Pensieri spettrali oscillano nel non so, che mi abita: quel non so che io sono.
Spettri che tardano a prendere forma, loro che forma non hanno, che una forma cercano e infine trovano, per essere manifesti.
Un abito che riveste e racchiude la loro immaterialità. Fatto di… parole.
Desiderare il pensiero e pensare il desiderio: questo slancio che non si arresta, verso il buio che circonda, alla ricerca di una luce che rischiari, almeno un poco, quel buio, per intravedere cose, determinazioni, sensi.
Come se ciò che io sono e il limite che mi racchiude e mi determina fossero uno spazio troppo angusto e il pensiero incerto fosse da slancio verso un oltre, un’immensità a cui, non si sa perché, anela.
Come se vagamente ricordasse, il pensiero, una dimenticata appartenenza: la vastità di una casa da cui partimmo noi, individui. Vaga nostalgia che il pensiero accenna, a cui allude.
Il pensiero spettro che, come lo spettro, attraversa i muri; non l’abito di parole che lo riveste e ne fa materia.
Il pensiero che sa, non il pensiero che conosce.
Che sa del cammino e non conosce la via.
Sibilla
Questa seconda poesia di Paolo Baroni è ispirata a una musica di Roberto Cacciapaglia che si intitola Sillaba; fu pubblicata nell’album Canone degli spazi. Un po’ per la musica e un po’ per assonanza con il titolo, sono nati questi versi.

Sibilla-Paolo Baroni
Oscura creatrice, non versare
i tuoi mille anni su di me.
Vergine profetica,
lascia le foglie al suono del bosco,
dedica la tua lunga stagione
ad altri, io voglio solo vivere
dei giorni scanditi come note
inattese.
La riflessione di Arturo Falaschi
Che m’importa di un destino, se bella è la mia ignoranza fatale che riveste di attese gli inevitabili eventi e ne fa speranze e timori.
Bella è l’illusione di poterli affrontare e dirigere, in una propria volontà che si indirizza e fa da guida al futuro.
Libertà che si spegne nelle parole.
Ma la Sibilla parla con voce folle. Messaggera tra il dio e l’uomo, si dibatte tra l’incommensurabile sapienza e sapere del primo e il limite determinato da sillabe e parole del secondo.
Così il suo oroscopo deve essere tradotto e interpretato. Operazione che tradendo il non senso, determina in modo univoco la vastità del responso senza limiti, in quella incontenibile vastità risiedono aspettativa, sorpresa e libertà.
Tutto ciò che il limite e la povertà dell’interpretazione, sembrano negare.
Nel mare infinito del possibile, un solo filo sembra necessariamente emergere e svolgersi seguendo la profezia della Sibilla che è in noi. La traduzione che è in noi e che riduce a determinato il senza limite della parola del dio.
E voi che ne pensate? Cosa vi suscitano queste poesie e racconti? Condividetelo con noi.

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