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Le parole della musica, recensione di Silvia Leuzzi

Riceviamo da Silvia Leuzzi e volentieri inseriamo nelle nostre recensioni.

 

LE PAROLE DELLA MUSICA

DI PAOLO BARONI

APRES MOI

Dopo di me
un altro non-me
si darà o prenderà.
Come da sempre
sarà un riflesso,
un barlume della mente.

Non è facile conoscere un poeta, pure se lo si incontra per strada tutti i giorni, i ghirigori della sua mente, inesplorati dalla sua stessa coscienza, doneranno alla sua persona più volti, più anime, più voci. La musica solamente ha il potere di denudare la vera anima del poeta e lo farà Regina Spektor con la sua Begin to hope, che ispirerà le parole di Apres moi, che apre la raccolta di poesie: Le Parole della Musica, argomento di questo pezzo.
Paolo Baroni ci si consegna nudo e senza finzioni attraverso i suoi versi brevi e intensi, che traggono ispirazione dalla musica e in lei si fondono, lasciando al pari di un lampo improvviso, una scia luminosa nella nostra notte della ragione.

La  vita che scegliamo ci sta indosso
come una veste di velo trasparente

Gli anni scorrono
in ripetizioni d’amore.

Cos’è il tempo, l’annosa questione che dilania gli uomini di ogni epoca, che lo sentono correre sulla loro pelle che avvizzisce. Nessuno riesce ad afferrarlo, è la vita, che il poeta ci ricorda: siamo noi a scegliere. Curioso questo concetto davanti alle imponderabili tragedie, di cui si può rimanere vittime innocenti e nelle quali si sopravvive e non si vive più; eppure ci sono porzioni abbondanti di vita che scegliamo, a volte sgocciolando le ore come un panno inzuppato a caso.
The Hours ( Choosing Life, The Hours ) la poesia ha lo stesso titolo di un’opera del compositore contemporaneo Philip Glass, come molte altre liriche di questo libro, che nasce e cresce tra le note di compositori moderni, dalle sonorità classiche, jazz, rock e strumentali.
Le ore cos’altro sono se non ripetizioni d’amore, l’amore per la vita, per il fruscio del respiro, per la magia incantata del cielo. Ripetizioni d’amore sono le gocce di rugiada che scivolano sulla terra umida della notte, come perle di saggezza o di ebbrezza.

Ho cantato da solo
nel chiarore dell’aurora
l’avventura del sole nascente
ed ho sentito un coro amico.
[…]

Ci sono delle campane che suonano sinistre alle nostre orecchie. Ci sono campane che scuotono il nostro pensiero, ci portano avanti e indietro nel tempo e nello spazio. Sono ombre di suoni che corrono lungo i muri; sono essenza di vita che la poesia riempie di parole: poche, semplici, sincere.
Ascoltando Mike Oldfield e le sue Tubular Bells, Paolo ha camminato sul filo invisibile dell’Inquieta vibrazione, aprendo le note come porte chiuse.

Perciò balliamo, oggi siamo uniti
nella danza dei cuori
che vogliono esistenza.

Il vento e la luce delle parole s’uniscono alla musica in una danza alla quale siamo tutti invitati, perché la poesia è unione e amore, o come dirà Baroni nella lirica, ispirata a The Tubulars Bell II:

Dolcezza e ritmo,
fantasia aspra, capricciosa
sfuggente come il tempo.

Il suono scivola via
giramondo, complice di libertà.

Come accennavo sopra sono tanti gli autori, molti a me sconosciuti e che ringrazio pubblicamente Paolo, per avermeli fatti conoscere attraverso le sue poesie, quasi tutte molto brevi, versicoli a volte.
Attraverso la musica, l’autore esplora l’anima, il tempo, l’amore e la mitologia.
Sulle note di Incontri con l’anima di Roberto Cacciapaglia Baroni elabora liriche di tre versi, in cui ogni parola è un discorso lungo e complesso, come nella poesia Vita Nova, che già nel titolo apre un capitolo sulla regione d’origine di Paolo: la Toscana. In quelle due parole v’è l’eco di una terra che trasuda di poesia e d’arte, della quale è intessuto il verso.

La musica rinnova le mie
siqmmetrie segrete
e mi fa trovatore di pensieri.

La poesia di Paolo Baroni ha il pregio di coniugare le origini della poesia italiana classica con la letteratura anglosassone più immediata,dove la metrica e la parola si mettono al servizio della musica e del pensiero.
Il poeta vive la sua intera esistenza operando una continua ricerca nella parola e nei pensieri e “come Ulisse ho bisogno di nuovi lidi “ dice Paolo nella poesia Seconda Navigazione, ispirata da Quarto tempo di Cacciapaglia,:

Tracciare la mia via su orme già lasciate
può essere un sollievo,
ma, come Ulisse ho bisogno di nuovi lidi
e d’incontri assolati
per non perdere la voglia di navigare
ancora.

 

Il poeta è un “ trovatore di pensieri “, un esploratore dell’anima, un perenne viaggiatore, che non si accontenta di percorsi conosciuti, dove calpestare orme già fatte; come un Ulisse del suo tempo, sbattuto dai marosi dell’indifferenza e dell’ignoranza, va avanti a esplorare, mai pago e sempre in cerca di un verso, che illumini il percorso o come dice lui nei versi finali della poesia Waterland, ispirata sempre da Cacciapaglia: “ per nutrire i nostri aridi istanti/ plasmati solo d’aria e di parole.”
Particolarmente amorose sono le liriche ispirate alle musiche del figlio Andrea Baroni, compositore di musica strumentale, che vive e lavora in Inghilterra. Il pronome “ tu “ e “tuoi”. che spesso ricorre in queste poesie, ha l’intimità calda e affettuosa di un abbraccio senza parole, di uno sguardo che rapisce il cuore, di una brezza d’impercettibile presenza, come nei versi finali della poesia Winter Song:

[…]
Il tuo essermi accanto
è un soffio leggero
che mi sfiora
e mi fa sentire senza fine.

 

Ogni poeta ha un animo gravido di pensieri, di riflessioni, a volte pesanti come macigni e ricerca in cuor suo “[…]un po’ di luminosa / leggerezza da spendere “, come dice Baroni nella poesia Brightness. Purtroppo la luce che la musica esalta, ha anche il potere di far riaffiorare i ricordi, che conducono la nostra barca immaginaria verso una Melanconica Deriva o, come la intitola Baroni Melancholy Drift:

Cercavo il significato dei miei anni:
ho trovato
immagini ingiallite
di vecchi sorrisi
rivolti all’avvenire.

È davvero un compito difficile per me scegliere tra le numerose poesie della raccolta, che mi hanno colpito. È un autore che prende e lascia l’Io, il “ Tu “ e il “Noi “, entra nello spazio e torna sulla terra, per colpirci con i suoi toni luminosi e pieni di vita e di voglia di vivere, come afferma in questi versi stupendi di Summer Days:

L’aria si colora di emozioni leggere:
persistenti acquerelli di profumo
che uniscono l’oggi al domani.

 

Paolo Baroni è nato a Livorno, dove ha insegnato “ alcuni decenni “ (dice lui), Lingua e Letteratura Inglese. È sempre stato un vorace lettore e da sempre ama la poesia.
Ho conosciuto Paolo al concorso letterario Scarabeus 2016 di Livorno, cui avevo partecipato arrivando tra i primi cinque classificati. Un uomo altissimo dallo sguardo severo, di una bontà e gentilezza d’animo immensa, con il quale è stato facile entrare in sintonia poetica e umana. Ormai in pensione divide la sua vita tra Livorno e l’Inghilterra.
Ora però torniamo alla sua poesia, che è l’essenza di Paolo, la sua anima libera da voci e rumori inutili.

Il senso di una vita che scorre
viene scoperto d’un tratto
e tutto è chiaro nella mente
come un riflesso nell’acqua limpida,

[…]

Inizia così la poesia The Home Of The Dark Butterlies, che prende il nome da un soundrack di Panu Aaltio, un musicista finlandese autore di molte colonne sonore di film e serie televisive.
La casa delle farfalle notturne o meglio oscure, quali sono i nostri pensieri, i nostri ricordi. In questa casa c’è tutta l’essenza della maturità di un essere umano, tutto quello che di buono o di cattivo abbia vissuto: una perdita, un rancore, la solitudine, la gioia e la ricchezza del perdono.
Una parola “ perdono/ perdonare” che ha in sé il dono e il donare, gesto nobile se, come dice il poeta nella chiusa della poesia non si hanno rimpianti:

come il perdono che riesci
a donare senza rimpianti
né memorie arrugginite.

 

Purtroppo i poeti sono poco ascoltati, la massa, anche di lettori voraci, ha difficoltà a soffermarsi su un verso, su una poesia. Eppure è così soave il canto mesto dei poeti. Certo invita a pensare e l’essere umano ha paura di pensare, delega e continua a rotolarsi nei suoi stessi errori. La poesia, con la quale voglio chiudere questa chiacchierata su Paolo e il suo magnifico libro, è ispirata al Soundtrack King Arthur di Hans Zimmer, un compositore tedesco, autore di colonne sonore, da cui ha preso il titolo: Another Brick in Adrian’s Wall:

Il giorno è la nostra storia
fatta di istanti insignificanti
per una vita da raccontare
o da ricordare,
per insegnare ad altri
ad essere migliori

Siamo pezzi di un muro, uno si aggiunge all’altro, come i giorni, come le ore e nessuno è migliore ma tutti insieme siamo la storia, che meritiamo di vivere e abbiamo il diritto di migliorare.

Silvia Leuzzi

Published inRecensioni

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