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BASKIN: IL BASKET CHE INCLUDE

“È bello poter far vedere il futuro agli altri in momenti in cui a loro sembra che il futuro non ci sia più.” (Bebe Vio)

Era il 2003 quando a Cremona ci fu l’incontro tra due menti illuminate.
Dall’idea condivisa di un ingegnere e padre di una figlia disabile e quella di un insegnante di educazione fisica, in una scuola media della città, è nato il BASKIN. Lo sport di riferimento è il basket, ma con le regole modificate, anzi adattate per far giocare insieme ragazzi e ragazze “normodotati” e ragazzi e ragazze “disabili” – maschi e femmine – nella stessa squadra.

In questa disciplina sportiva non sono le persone che devono adattarsi a uno sport precostituito, ma lo sport e le sue regole sono costruiti e adattati intorno alla diversità delle persone.
L’obiettivo principale: il baskin deve essere uno sport per tutti, all’interno della squadra tutti devono sentirsi importanti e tutti devono dare il proprio contributo e mettere il proprio impegno.
La priorità centrale: l’inclusione, con la grande attenzione alle differenti abilità. Infatti, le regole del gioco sono pensate per sfruttare al massimo le potenzialità di ciascun giocatore. Ognuno deve essere valorizzato, il fondamento di questo sport è proprio quello di riuscire ad estendere la partecipazione a ragazzi con diversi tipi di disabilità: motoria e cognitiva, progettando intorno a loro regole che possano far emergere le capacità individuali per poter contribuire al successo della propria squadra.

Partenza da Siena alle 6:30 per Bassano del Grappa

Il pullman aspettava i ragazzi nel piazzale del palazzetto dello sport dove si allenano ogni settimana. Era una mattinata abbastanza fredda e piovosa e i ragazzi nascondevano la loro preoccupazione nascondendosi nei baveri alzati dei giacconi. Qualcuno sbadigliava, qualcuno faceva domande. L’emozione era evidente. Campionati europei: incontro tra squadre di paesi stranieri, tra ragazzi che parlano lingue diverse.
Anche Giuseppe, l’allenatore con i baffoni e la voce rude, quella mattina aveva un’espressione più accogliente. Poggiava la mano sulla spalla dei ragazzi, toccava loro i capelli amorevolmente e rispondeva con pacatezza alle loro domande.
«Mister, sono alti i francesi?».
«Riccardo, ma di cosa ti preoccupi? Non conta solo l’altezza, devi essere svelto e non ti devi far rubare la palla!».
«È vero mister, ma io sono basso e questo mi preoccupa».
«Riccardo stai zitto, concentrati e ora sul pullman riposati e chiacchiera poco che si devono riposare tutti capito?». Intervenne Barbarina con la sua voce squillante subito di mattina.
«Eccola la vispa Teresa, stai attenta, te sei più bassa di me, se ti capita un 3 alto voglio proprio ridere mentre ti guardo che arranchi a difenderlo!».
«Oh Ricca, pensa al tuo 3 e stai un po’ zitto sennò il prossimo anno ti mettono il 2 poi vedrai che chiacchieri meno!».

(I numeri, nelle maglie del Baskin, sono assegnati in base al grado di difficoltà che caratterizza i giocatori e definiscono i ruoli in campo).

Bassano del Grappa Ottobre 2018: Campionati europei di Baskin

All’ingresso del palazzetto dello sport di Bassano del Grappa i ragazzi furono accolti con un tripudio di bandiere di tutti i colori. Ogni capitano, in testa al corteo, prima dell’inizio delle partite sfilava sventolando le bandiere della propria squadra e della propria nazione.
Francia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Grecia. I nostri ragazzi, sfilarono con fierezza portando la loro bella bandiera gialla e verde e il tricolore.
Giravano intorno tutti in fila, composti, come soldati, ma ci cercavano con gli occhi, ci chiedevano conferme, sembrava che volessero accertarsi che non fosse tutto un sogno. Che tutto non sparisse improvvisamente.
Quanta bellezza in quei volti, quanta felicità dopo mesi di sacrifici! 
Partita dopo partita, anche se con poco scarto nel punteggio, la squadra di Siena si ritrovò dentro il sogno più grande per uno sportivo, dentro il riscatto più grande per uno sportivo disabile: disputare la finale e vincere la coppa del campionato europeo!
Dopo il fischio finale, quando il tabellone fermò la corsa dei numeri, tutto si immobilizzò per un secondo. Un secondo di incredulità per il risultato ottenuto e poi l’urlo liberatorio: I campioni siamo noi!! I campioni siamo noi!!
I ragazzi ci lanciavano baci e si mettevano le mani sugli occhi per fermare le lacrime. C’era chi spingeva le carrozzine di chi non poteva correre con le proprie gambe, facendole girare a tempo di musica, chi agitava la bandiera e salutava il pubblico e abbracci, tanti abbracci fra loro.

La felicità lì l’abbiamo vista davvero!
La sera in pullman lungo la via del ritorno tutti cantarono a squarciagola fino allo sfinimento.
Il mister rivolto a Riccardo: «Allora Riccardino, sei troppo basso? Ti sei difeso bene mi pare no?».
«Certo Mister del resto io ho un cromosoma in più, ma mica gliel’ho detto al “3” che dovevo marcare!! Posso tenere la coppa vicino a me? Poi quando arriviamo te la do a te mister ok?».

Le due menti illuminate sono l’ingegnere Antonio Bodini e l’insegnante di educazione fisica Fausto Capellini. Il Baskin è adesso nell’EISI (ente italiano sport inclusivi) che è un ente riconosciuto dal CIP (comitato italiano paralimpico).

Quando perdiamo il diritto di essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi.
Charles Evans Hughes)

Le foto sono dell’autrice

Sabrina Carletti

Published inBlogPronti attenti blog

2 Comments

  1. Luciana Russo Luciana Russo

    Bel racconto. Molto articolato e vivace. Leggendo percepisci l’atmosfera d’inclusione che i giocatori vivono in campo e al di fuori. L’affetto che scorre fra di loro è tangibile

  2. Loredana Sardini Loredana Sardini

    Brava Sabrina, leggerlo mi ha fatto venire il magone; queste cose mi commuovono sempre, che ci posso fare.
    Arrivare a mettere il pallone nel canestro, quanto coraggio e fatica ha richiesto!
    E non sto parlando dei ragazzi, ma dei genitori: altrimenti i loro figli come potrebbero a loro volta riuscire?
    Loredana

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