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I segreti, segreti segreti, dell’amore

Parte prima

Foto di copertina di Leah Kelley (Pexels)

Mi è doveroso premettere che nelle pagine che seguiranno non ci saranno asserzioni assolute, ma principi generali. L’argomento è talmente vasto, complesso e articolato che solo un lavoro di analisi individuale presso un analista o uno psicoterapeuta potrà svelare ciò che effettivamente si cela nella psiche di un individuo desideroso di interrogarsi a fondo.

Cominceremo la nostra trattazione con una serie di domande molto comuni, talmente comuni da sembrare banali, per svelare cosa si nasconde dietro il sentimento più forte che tutti hanno provato almeno una volta nella vita: l’amore.
Che cosa succede quando scocca la famosa scintilla?
Perché, con amarezza e scuotendo la testa, si ode spesso dire dalle donne: “Tutti gli uomini sono uguali”? Oppure affermare con disprezzo da parte di un uomo che “Tutte le donne sono p…”?
Ma spesso ci stupiamo anche quando vediamo resistere tutta la vita coppie talmente eterogenee, per aspetto fisico o per carattere, che siamo indotti a esclamare: “Come fanno quei due a stare insieme? Oppure: “Cosa ci troverà mai in quello/quella?”.
E poi c’è la domanda delle domande, quella drammatica che scatena i sentimenti di frustrazione, di rivalsa, di odio, di disperazione o di rabbia quando ci troviamo in presenza di un tradimento o di un abbandono per la presenza di un altro: “Che cos’ha lui/lei che io non ho?”.
Ma tratteremo in parte anche l’aspetto della solitudine, quella che ci fa affermare: “Rimarrò sempre solo/sola” oppure “Non esiste la mia anima gemella”.

Per dare una risposta, ovviamente non esaustiva, data la complessità dell’argomento e le innumerevoli dinamiche in gioco, cercheremo di svelare in queste righe ciò che di misterioso si agita nelle profondità del nostro inconscio. In pratica quello che si muove dentro di noi, assolutamente sconosciuto a noi, che ci governa e ci manovra a nostra completa insaputa. In definitiva, in amore come in tutti i settori della nostra vita, noi non siamo affatto liberi, crediamo di poter scegliere, ma non è così perché tutto ciò che si intreccia nel nostro io e ci condiziona è sempre una combinazione di DNA, apprendimenti avuti dalla vita ed eventi casuali.

Faccio subito un esempio.
La mia nipotina, 3 anni appena compiuti, molto bella e vivace, carattere deciso, bionda, occhi azzurri, ha spezzato il suo primo cuore. Un compagnuccio dell’asilo si è innamorato di lei. Le sta sempre intorno, la difende, dice a tutti che è fidanzato con lei e le ha regalato una collana fatta con ciucci di vari colori. Sì, i ciucci, i succhiotti, quelli che si danno ai bambini piccolissimi per farli dormire e che sono il surrogato del seno materno. Sorvolo assolutamente, anche se non dovrei, sul significato profondo del ciuccio (Freud, fase orale) e sul fatto che l’abbia usato come suo regalo all’amata.
È chiaro che il piccolo non ha alcuna percezione conscia di quello che è l’amore, ma prova e ha provato delle sensazioni e delle emozioni, associa cioè il ciuccio al benessere che vuole raggiungere e sposta la sua attenzione dal bene supremo dell’unità con la madre (il ritorno nell’utero, la pace primordiale) a una figura alternativa che gli ricorda la madre, attratto da mia nipote per i modi di fare, gli atteggiamenti o forse il solo aspetto fisico. Ovviamente, ma non è ovvio per niente, lei nemmeno se lo fila, come si direbbe in un gergo meno scientifico. Il bambino immagina, fantastica, associa e si illude tutto da solo.
In qualche altro asilo della città potrà verificarsi una situazione completamente opposta: una qualunque bambina innamorata di un compagnuccio ignaro e disinteressato.

Foto di Roxanne Minnish (Pexels)

Già queste poche righe sono estremamente significative per certificare che l’attrazione e l’innamoramento sono processi naturali di cui alla nascita siamo già incompiutamente corredati. La consapevolezza verrà dopo, in parte e solo per coloro che amano indagarsi. Per il resto saranno i noti luoghi comuni che dureranno tutta la vita.

Ora farò alcune affermazioni che potranno giustamente essere contestate. Il lettore non le prenda come assolute perché non lo sono, sono casi e, data la varietà del genere umano, sono tantissimi, tutti diversi tra loro e altrettanto validi. Io ne cito qualcuno, ma quello che vorrei sottolineare è che è la regola generale ad essere assoluta, cioè il funzionamento della psiche umana. Sono le scelte individuali che ne conseguono ad essere relative. E cambiano caso per caso. Il primo errore che tutti commettiamo è quello di immaginare, o meglio illuderci, che tutto il mondo di sesso opposto o, più in generale, quello verso il quale siamo orientati, sia un’immensità uniforme che non riesce a resistere al nostro fascino. Niente di più sbagliato. Non è così che funziona, anche se il desiderio di ciascuno è quello di essere riconosciuto e amato dagli altri, sempre nell’ottica del raggiungimento egoistico del bene assoluto per noi (l’unità primordiale).

Il secondo comunissimo errore è quello di ritenere che l’aspetto fisico di una persona sia determinante. Anche questo è sbagliato, sebbene una bella presenza favorisca in maniera considerevole e apra il primo potente cancello d’ingresso per catturare l’attenzione dell’altro. Se si è bruttini e insignificanti le cose si complicano, è ovvio, ma non di molto. Vedremo perché.

Il terzo comunissimo errore è quello di credere che tutti siano uguali a noi, abbiano i nostri gusti, pensino e si comportino esattamente come noi.
Tutto ciò si può riassumere nell’errore degli errori: ritenere che tutti gli uomini e tutte le donne del mondo siano uguali, cioè gli esseri umani siano, come dicevo prima, una massa uniforme e omologata.

Lo sappiamo benissimo che non è così ma, di fatto, ci comportiamo come se non lo sapessimo.
Questi errori portano a sorpresa, stupore, delusione, costernazione, incomprensioni e conflitti, difficoltà nei rapporti con gli altri, isolamento e così via fino all’infelicità totale e alla depressione. Ci stupiamo di fronte a reazioni diverse dalle nostre e a comportamenti che escono da quelli che riteniamo essere i canoni tradizionali, quelli dettati dal contesto sociale nel quale viviamo. E ci stupiamo anche se la persona sulla quale abbiamo posato lo sguardo non risponde al nostro interesse con un pari interesse, se non addirittura maggiore. Così nasce spontanea e devastante la domanda: “Com’è possibile che non si accorga di me? Eppure io sono così e sono cosà…”, facendo seguire alle parole un autoincensante elenco delle nostre qualità. Ma può anche capitare una reazione diversa, autodistruttiva, ma, ripeto, queste sono le conseguenze alla regola generale, cioè al funzionamento della nostra psiche.

Giunti a questo punto, c’è abbastanza materiale di riflessione. Suggerirei quindi al lettore di soffermarsi su quanto detto e di mettere a fuoco qualche idea.
Nel prossimo articolo andremo a scoprire la regola generale. In psicologia occorre sempre fare sedimentare certi concetti.

www.marcorodi.it

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