In questo articolo del nostro blog riportiamo le riflessioni di Arturo Falaschi su due poesie di Paolo Baroni tratte dal volume Le parole della Musica (Ala Libri 2016). Un incontro tra prosa e poesia, che trova nuova ispirazione: un racconto nel racconto.
Forse un punto di vista un po’ visionario, ma che apre nuovi spazi di immaginazione.
The Poet Act
La prima poesia di Paolo Baroni è un omaggio alla colonna sonora del film The Hours di Stephen Daldry e ha come tema la felicità, il significato della vita e le “ore” che scandiscono inesorabili il tempo della nostra esistenza. Ecco il testo.
The Poet Act – Paolo Baroni
Inesorabile il fiume scacciò il respiro
e spense i pensieri.
Ci restano diademi di parole
a farci rimpiangere le ore
che rifiutasti di contare.
La riflessione di Arturo Falaschi
Diademi di parole, effimeri gioielli, riducono nel buio chiuso della stanza e proiettano immagini, ora vivide, ore evanescenti ombre, sulle pareti bianche.
Alludono, le immagini, a cose, pensieri, eventi che il fiume portò via con sé, lasciando solo tracce che contro la corrente lottano per restare in presenza.
Il fiume che attinge acqua e ore e giorni dalla fonte mai vista e spinge verso il lago immenso, dove il tutto si accumula.
Così il giorno trascorso, l’ora non contata, non sono diminuzione della fonte che incessante genera acqua e nuovi presenti, ma accrescimento del lago del già passato, del passato già passato mentre i nuovi precari diademi di incerta natura si assemblano per galleggiare e ancora un poco danzare davanti a occhi stupiti.
Il già passato cresce in spazio e in ordine costruzione perfetta nella sua forma inalterabile.
Ciò che fu è intangibile, fermo, stabile. Il già stato è, appunto, stato, ciò che sta. È il perfetto ordine degli dei a cui, da sempre, appartiene.
Non il futuro semplice è la sua forma verbale adeguata, ma il futuro anteriore, questa coniugazione dimenticata che indica, già nell’azione futura, il suo passato: quel passato che ancora si trova nel futuro, la dove sarà stato, sarà, diverrà, già vissuto, già visto, sarà, diverrà, un trascorso, sarà, appunto, un passato futuro.
In quel lago del mistero, dove vivono gli dei, tutto è accolto, niente è perduto. La finiremo, quando il fiume scaccerà il respiro e spegnerà i pensieri. Immobili, noi futuro anteriore, noi futuri già stati, nella perfezione del già stato.
For Your Own Benefit – Paolo Baroni
La seconda poesia di Paolo Baroni è sempre un omaggio alla pellicola di Stephen Daldry che, ricordiamo, prende forma dall’omonimo bestseller di Michael Cunningham. Una riflessione sul tempo e sul senso della vita, che trova nuove parole nel racconto riflessivo di Arturo Falaschi.

For Your Own Benefit – Paolo Baroni
Molecole di luce nel buio del tempo
opere sospese
un ritratto immutabile
di invincibile malinconia.
La riflessione di Arturo Falaschi
Malinconia o melanconia da melas, nero.
Il nero, impossibile ritratto del nulla: un immutabile eco di vanità, precarietà, non senso.
L’innominabile non essere, inesistente residuo dell’inarrestabile tempo che tutto divora. Fuorché sé stesso. Così tutto passa e il tempo permane, schermo immobile per le mutevoli vicende umane.
Schermo nero: disegno senza tratti, senza contorni di senso per cose, per fatti.
Pura impossibilità, larva evanescente di notturni incubi. Ipotetico contenitore dove niente può accadere senza per questo alterare il suo buio, il suo nulla. Senza annullare il suo nulla.
Tratti di luce sorgono improvvisi tra le pieghe del tempo, tra il melas della melanconia. Parentesi di verità che chiedono ascolto?
Accenni di un ineffabile mondo luminoso, “mondo lucido”, dove il buio è solo piccolo ritaglio, memoria e ammonimento, “impercorribile” via verso l’errore?
Molecole sparse ma sospese e quindi ferme quasi in attesa di coagularsi in tessuto vivo, in organismo, in coscienza. Attesa di un già avvenuto che tarda a farsi ferma presenza.
Le immagini sono state create dal reparto grafica di ala con Adobe
E voi che ne pensate? Cosa vi suscitano queste poesie e racconti? Se vi va, condividetelo con noi.
Arturo Falaschi e Paolo Baroni

Sii il primo a commentare