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Enigmistica e scrittura creativa

Una ekphrasis sorprendente

Può l’enigmistica, con la sua sfida alla ricerca della soluzione prestabilita e con i suoi teoremi che in fondo risultano perfetti e univoci, essere considerata creativa? L’impareggiabile Gianni Rodari, di certo uno tra i principali esperti dell’arte di inventare storie, nella sua Grammatica della Fantasia ci accompagnava già attraverso il dubbio se quest’arte fosse o meno creativa.

Orbene, partiamo dal fatto di risolvere un gioco enigmistico, uno qualsiasi, ad esempio l’indovinello. L’inizio è quello di un processo a cui dovremmo abituarci, se vogliamo divertirci e allenare le trasmissioni sinaptiche: è quello dello straniamento, similmente di quella serie di artifici linguistici con cui uno scrittore riesce a rivelare aspetti inediti di una realtà altrimenti nota e scontata. La soluzione dell’indovinello, o del gioco enigmistico, cui si arriva si presenta così come un prodotto del pensiero divergente, di cui per altro crediamo ci sia tanto, ma tanto bisogno oggi. Vi si giunge secondo un percorso che scopriamo essere assolutamente di tipo creativo. Di questo possiamo essere convinti, poiché se è vero che il gioco enigmistico deve portare a quella soluzione, è essenziale d’altra parte che lo si faccia codificando una serie di indizi in maniera che è per forza creativa. Lo si fa indagando nella materia semantica a disposizione, ma anche attingendo alla semiotica, ovvero a quell’interpretazione di segni e simboli che ci  aiutano come solutori. Spessissimo dobbiamo contravvenire a ciò che suggerirebbe una prima lettura, cioè a quel soggetto apparente che si dimostra poi non essere il soggetto reale. L’inventore dell’enigma insomma inganna il fruitore del gioco per poi condurlo alla soluzione che egli otterrà solo con un sapiente lavoro di investigazione, perizia e spesso anche di cultura, vivaddio.  

Lo scrittore segue questo impianto teorico, c'è poco da fare. Il percorso che porta il lettore a conquistare, nel senso attivo del verbo, la trama di un racconto o di un romanzo è costellato di magie semiotiche che arricchiscono l'isotopia nella trama, rendendo quest'ultima ancora più sorprendente. Più straniante è l'abilità dello scrittore, meno il lettore si annoierà, anzi!  Ecco la similitudine tra lettore e solutore, tra creatore enigmistico e scrittore. Due sorprendono, due si lasciano sorprendere, guai se non fosse così.

Mi piace aggiungere che lettore ed enigmista potrebbero poi essere uniti in una doppia attività creativa, per esempio lavorando o assistendo a una ekphrasis, cioè alla descrizione verbale creativa di un’opera visiva. Tenuto conto che i rebus, classici rompicapo enigmistici a diversi livelli e percorsi risolutivi, sono rappresentati da illustrazioni per niente ovvie e ricche di particolari che stimolano il pensatore divergente alla soluzione, il salto si può fare. Una volta illustrato un rebus se ne può descrivere la soluzione, senza suggerirla, corredando il gioco con un vero e proprio racconto. Al lettore/solutore spetta trovare il percorso per arrivare in fondo, e sarà doppiamente divertente. Perché oltre al cimento per raggiungere la soluzione, egli troverà anche il piacere di vedere, dipanate sotto i propri occhi, storie e descrizioni relative al rebus, per lo più mai immaginate.

Vi lascio con la curiosità.

Ecco a voi due Rebus presi da due miei racconti, entrambi pubblicati da a.l.a. LIBRI, il primo in Un’ala per volare , il secondo nel libro Di cuore.

Chi non riesce a risolverli può leggere le soluzioni mettendosi in posizione Yoga con i piedi in alto e la testa in basso 😉

Illustrazione di Laura Neri
Rebus

Rebus di Katia Sale.
Illustrazione di Laura Neri


Spero di farvi divertire presto con altri esempi.

Patrizia Salutij

Nota
Gianni Rodari si recò più volte in Russia, dove i suoi libri erano diffusi in tutte le scuole delle ex repubbliche, non disdegnando neanche viaggi in Cina e Bulgaria, per esempio. Così facendo portava il suo messaggio di pace con i mezzi che meglio conosceva.

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