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L’intervista

Riflessione sull’ispirazione nella poesia

Che cos’è l’ispirazione?

L’ispirazione? Ma, veramente non so risponderti su due piedi. 

Ma dovresti sapere che cos’è.

Io non so se quando scrivo sono sempre “ispirato”.

Scrivere senza ispirazione non è come camminare senza muoversi?

No. È come camminare senza una meta.

Ti capita spesso di camminare senza sapere dove devi andare?

Certo. A volte cammino per il piacere di mettere un passo dopo l’altro e poi mi accorgo di essere arrivato in un posto che non sapevo nemmeno esistesse.

Ho capito. Vuoi dire che ti può capitare di produrre qualcosa di veramente valido anche se inizi a scrivere senza ispirazione?

Ispirazione o no, quando scrivo sono sempre in cerca di una risposta.

Spiegati meglio.

Intendo dire che molto spesso sono assillato dai dubbi, anzi dalla certezza di non sapere, cosa che fa scattare in me la voglia di indagare, di scoprire, di trovare un cammino, un’immagine, una descrizione convincente.

Di che cosa?

Di ciò che mi circonda, di me stesso, delle persone, dei sentimenti che provo, della vita, dei luoghi, del mondo, insomma.

Comincio a capire. Quindi quando ti viene voglia di scrivere significa che sei alla ricerca di risposte, di prospettive diverse, personali su cose e temi?

Esatto. Ogni forma d’arte deve partire dal bisogno interiore di trovare la propria risposta a varie esigenze, seguendo il proprio modo di sentire.

Ma come fai a sapere che stai producendo arte? Anche lo scienziato cerca di dare risposte a domande e a dubbi, ma ciò che ne scaturisce è molto lontano da essere arte.

Lo scienziato attraverso l’osservazione e l’esperimento, formulando ipotesi e teorie, cerca di conseguire la conoscenza della realtà oggettiva, verificabile e condivisibile. L’artista cerca le sue risposte seguendo la sua visione del mondo fondata sulla ricerca e l’osservazione, ma non giunge necessariamente a soluzioni comuni e verificabili.

Quindi l’obiettivo ultimo della scienza è la verità. Qual è quello dell’arte?

Sia l’arte sia la scienza hanno in comune il miglioramento e la crescita dell’umanità. Ma la scienza è oggettiva, l’arte è soggettiva. Se devo scegliere lo scopo principale dell’arte mi viene di dirti la bellezza. Leggere una poesia, ascoltare un brano musicale può dare piacere e sollievo, può spronare all’azione o solo confortare, può suggerire immagini esaltanti, scuotere, oppure acquietare, rasserenare. In una parola l’arte, attraverso la bellezza, dà emozione. 

Quindi emozione e bellezza. Niente a che vedere con la verità e con l’etica.

Keats diceva: “La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorre sapere”. 

A me sembrano solo belle parole un po’ vuote di un poeta romantico.

Io trovo un forte legame, ad esempio, tra Matematica e Bellezza, come ci ha dimostrato Bertrand Russell e fra Musica ed Etica, come dice Barenboim, o fra denuncia della menzogna e l’esperienza estetica, come afferma Orwell. C’è sempre un’intima connessione fra Bellezza e Verità. 

Tu sai riconoscere un’opera d’arte?

Un’opera è arte se riesce a trasmettere la scintilla che sta alla base della sua creazione.

Che è l’ispirazione, come si è detto.

Io riconosco una bella poesia da una poesia qualsiasi quando leggendola o ascoltandola sento un brivido che mi corre sulla pelle.

Puoi illustrare una tua esperienza di autore?

Sono d’accordo con William Wordsworth quando scrive: la poesia è un’emozione ricordata in tranquillità. Molte delle mie composizioni partono da un episodio di vita. L’espressione artistica nasce quando, nella calma e nella riflessione, ripenso alla mia esperienza emotiva e la rappresento attraverso una risposta autentica e personale al mio bisogno creativo. 

Durante un viaggio in Scozia tra paesaggi dal verde vivido, alture che ricordano il nostro Appennino ma che svettano a poca distanza da scogliere a picco sul mare, provai la sensazione di essere un gigante sotto un cielo multiforme, immerso in uno scenario straripante di monti e di mare: una visione privilegiata, indimenticabile. Una volta a casa, ho scritto nove versi dettati da questo ricordo. Erano la risposta che cercavo per esprimere e condividere la mia esperienza emotiva. 

Acque e terre accolgono
con gentilezza la nostra voglia
mediterranea di verde.
Siamo giganti fra vette
prossime al mare:
sotto un’inquietudine fantasiosa
poggiamo lo sguardo accarezzati
dai profumi e respiriamo il cielo
come naufraghi ritrovati.
Paesaggio scozzese – foto di Paolo Baroni

Paolo Baroni


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