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La leggenda della Contessa di Castelscuro

Tema 2: Il mistero dentro di noi.

Paolo e Diana tornarono dal corniciaio, decisi a scoprire di più sullo specchio antico che avevano acquistato ma anche a non rivelargli un segreto inconfessabile: lo specchio che avevano appoggiato al davanzale si era raddrizzato e aveva camminato da solo, appoggiandosi al letto! Gli dissero che erano interessati a conoscere la storia di quell’oggetto particolare che abbelliva la loro camera, facendola apparire molto più grande. 
L’uomo era assai reticente ma, a forza di insistere, riuscirono a farsi raccontare quello che sapeva in merito. Vennero così a conoscenza di una storia intrigante che, come disse lui stesso, «era vera, ma poi era diventata leggenda, cosa che accade spesso per certi oggetti antichi». Lo specchio apparteneva alla contessa Doriana di Castelscuro, detta Diana, figlia di un ricco commerciante di spezie che aspirava ad imparentarsi con la nobiltà e l’aveva costretta a sposare il Conte Alberto di Castelscuro, da lui conosciuto in uno dei suoi viaggi di lavoro, un uomo ricco, colto e dai modi un po’ alteri, che aveva dodici anni più di lei.
Castelscuro era un piccolo ma prospero feudo nelle colline fiorentine e traeva il nome dall’antico maniero, costruito con pietre grigio scuro, nel quale risiedeva il Conte. 
Quando sentì dire che la Contessa si chiamava come lei, Diana sentì un brivido lungo la schiena. Il mistero entrava ancora e prepotentemente nella sua vita e girava attorno a uno specchio. Le venne subito in mente la sua tesi di laurea, sugli antichi oracoli nei quali erano presenti specchi, acque riflettenti, scudi di bronzo lucido che permettevano la catottromanzia, cioè la divinazione attraverso questi oggetti che facilitavano l’apparire degli spiriti dei defunti dall’al di là, con i quali parlavano le Sibille, molto accreditate nel mondo antico. 
La giovane Contessa aveva comprato lo specchio per la sua camera nuziale. Era stato posizionato sulla parete posta davanti al talamo degli sposi, a coprire una porticina dalla quale si entrava in un passaggio segreto che permetteva di uscire non visti dal castello e sbucava in un bosco. Solo il conte aveva la chiave e la teneva in un cofanetto di velluto, anch’esso serrato con una chiave. 
Doriana non amava suo marito e si era innamorata di un giovane medico che curava le persone girando a cavallo o in carrozza nei vari paesi e aveva un piccolo ambulatorio con due stanze, dove accoglieva gli ammalati. Più volte era stato chiamato al castello e lei lo aveva conosciuto. Il suo cuore, per la prima volta, aveva cominciato a battere forte forte e a desiderare il suo amore. 
Il medico, stimato da tutti per la sua umanità, aveva idee mazziniane e partecipava a riunioni segrete dove si parlava di Italia Una, Libera, Indipendente e Repubblicana e si preparavano moti rivoluzionari. Lei ammirava il suo coraggio, la sua dedizione alla professione medica, la sua pietà per i poveri, la visione politica che lui aveva abbracciato, e ricambiava con trasporto le sue effusioni appassionate. 
Il marito si era accorto che lei era cambiata, sembrava più bella e sicura di sé, e sospettava che avesse una relazione segreta, finché una volta la vide che, affacciata ad un verone, gettava con la punta delle dita un bacio al giovane medico che si allontanava dal castello. 
Senza porre tempo in mezzo, aveva sfidato il medico a un duello alla pistola. Il giorno del duello, uscì prima dell’alba senza dire nulla e chiuse la porta della camera a chiave, portando la chiave con sé. 
Il Conte sparò per primo ma non attinse il suo rivale, il giovane medico, invece, sparò subito dopo e lo colpì al braccio destro di striscio. Appena vide il sangue sgorgare dalla ferita del Conte, il medico lo soccorse, strappandosi la camicia e tamponando con brandelli di essa la ferita e fasciandolo, poi lo fece caricare sulla carrozza con cui era venuto e lo portò nel suo ambulatorio, dove gli diede da bere una sostanza sedativa e antidolorifica, estrasse la pallottola e lo mise in osservazione. 
Al castello i servi chiamavano la Contessa dalla corte e dalla porta chiusa, ma lei non rispondeva. L’uomo di fiducia del Conte andò a chiedergli la chiave della stanza da letto, ma quando aprì la porta, la camera era deserta. Nella camera tutto era in ordine, solo il letto non era rifatto. Le due grandi finestre erano chiuse, le lenzuola erano sul letto, comunque non erano state usate per fare corde e fuggire. 
Egli pensò che la giovane fosse andata via dal passaggio segreto e, poiché sapeva dove il Conte teneva la chiave del cofanetto, lo aprì ma non lo trovò vuoto, come si aspettava. Allora pensò che lei avesse fatto fare una copia della chiave della porticina e che fosse comunque fuggita, richiudendo la piccola porta dietro di sé. 
Prese la chiave dal cofanetto, poi con quella aprì la porticina che si schiuse a fatica, come se da tanti anni non fosse mai stata aperta.

Le ragnatele del passaggio segreto erano intatte e gli accarezzarono il volto, facendolo rabbrividire, il suolo, che non era pavimentato, non mostrava impronte di calzature o orme di piedi nudi.
L’uomo, facendosi luce con una fiaccola, percorse comunque tutto il passaggio segreto, arrivò al bosco ma incontrò solo ragni e pipistrelli e non trovò alcuna traccia del passaggio della Contessa. L’uomo pensò allora che lei avesse una copia della chiave della camera e che fosse fuggita da lì. Ma nessuno l’aveva vista uscire, i suoi vestiti erano ripiegati su una sedia ai piedi del letto, gli altri in ordine nell’armadio, i gioielli e la fede nuziale erano sul comodino. 

Di lei non si seppe più nulla e così nacque la leggenda che lo specchio, che l’uomo del Conte aveva appoggiato alla finestra, quando era ancora appeso sulla porticina, l’avesse risucchiata in sé, per salvarla dal Conte. E si disse anche un’altra cosa strana, inverosimile, che lo specchio, davanti ad alcuni servi, avesse camminato da solo, dalla finestra, arrivando a sdraiarsi sopra il letto…

“Ma si sa, le leggende ricamano sempre sui fatti, soprattutto su quelli inspiegabili,” concluse il corniciaio. 

Le illustrazioni del testo sono opere originali di Cristina Quartarone

Cristina Quartarone


Pubblicato inBlogPronti, attenti, blog! 2025

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