Tema 2: Il mistero dentro di noi
“Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.”
(W. Shakespeare Hamlet)
«Questo è proprio lo specchio che cercavo! – esclamò Diana, con un’espressione piacevolmente sorpresa. – Una bella cornice dorata rettangolare, lavorata… starà benissimo nella nostra camera moderna… È antico?».
«Sí, sì, è della prima metà dell’Ottocento, è stato restaurato bene, non pare nuovo, conserva la sua patina», disse il venditore di cornici e specchi.
«Che ne dici, Paolo?». «Se ti piace… Quello di prima era tutto lineare, moderno, più… semplice, ecco, questo… non so, è un po’ impegnativo… Averlo ogni giorno davanti al letto…».
«Gli specchi non andrebbero mai messi davanti al letto – obiettò il corniciaio, abbassando la voce – si racconta che dagli specchi escano visioni e spiriti…».
«Anche l’altro stava sulla parete antistante al letto, è quella più libera! E noi non siamo superstiziosi! In fondo non è tutto riccioli, si adatta bene al moderno e ingentilisce la stanza, con un tocco romantico, e poi è più leggero dell’altro che avevamo, si sposta meglio!».
Tirarono un po’ sul prezzo e il corniciaio, di cui erano clienti, fece loro un discreto sconto.
Quando uscirono, Paolo disse: «Forse oggi i romantici sono pochi, chissà da quanto tempo lo aveva in negozio… non ci ha mai fatto uno sconto simile…».
«Meglio, no?», rispose Diana.
Arrivati a casa, lo portarono subito nella camera e lo appoggiarono proprio nel punto in cui il davanzale si congiungeva all’incavo della finestra.
«Così non scivola – disse Paolo – il muro lo regge. Lo attaccheremo nel pomeriggio, quando la parete sarà ben asciutta».
Avevano dovuto far ritingere il muro perché l’operaio non aveva sigillato bene la cannella della doccia dell’attiguo bagno e il muro in poco tempo si era inzuppato d’acqua ed era marcito, così come tutto il dietro dello specchio precedente.
«Meno male che Vincenzo ha rifatto tutto il lavoro gratis! – aggiunse Paolo – D’altra parte la prima volta lo aveva fatto molto male! C’era un odore di muffa insopportabile!». Non aveva ancora finito di parlare che lo specchio, che era appena inclinato sul davanzale, si drizzò da solo e poi cominciò a camminare, avanzando ora con l’angolo inferiore sinistro della cornice, ora con quello destro, e si diresse verso il letto, sul quale si inclinò e rimase appoggiato. Diana e Paolo si guardarono allibiti e spaventati.
«Paolo – disse Diana, con un filo di voce, – hai visto anche tu lo specchio camminare?».
«Sì – rispose suo marito – e mentre lo dico, quasi non ci credo… Ma come è possibile? Ha percorso più di un metro! Non è scivolato, si è alzato e ha camminato fino al letto!».
«Meno male lo hai visto anche tu, se fossi stata sola nessuno mi avrebbe creduto, mi avrebbero detto che ho tanta fantasia!».
«Non lo raccontare in giro, mi raccomando!».
«Ora che cosa facciamo?», gli chiese Diana.
«Ora lo riappoggiamo al davanzale – disse lui, facendosi coraggio, – e cerchiamo di dimenticarci quello che abbiamo visto».
«Sarà impossibile, credo!», gli rispose lei.
Paolo prese lo specchio e lo mise di nuovo a contrasto con il vano della finestra. Poi chiusero la porta della camera, bevvero dell’acqua in cucina e andarono nel salotto, dove raccontarono l’accaduto alla madre di lui e alla figlia, suscitando in loro meraviglia, emozione e paura. Tornarono in camera verso le sei del pomeriggio, titubanti e turbati e, con grande stupore, trovarono lo specchio nuovamente appoggiato sul letto. Aveva camminato di nuovo! A quel punto Paolo esclamò: «Ora lo attacchiamo e basta, la parete è asciutta!». Lo alzò dal letto e lo appese al chiodo del precedente specchio, esclamando: «Ora resti qui, immobile!». E lo specchio non fu più staccato e non si mosse più.
Continua nel racconto “La leggenda della Contessa di Castelscuro”
La foto è di Cristina Quartarone

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