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Il Professore di Greco Antico

#alablog Tema 10


Può capitare, durante la nostra vita, di incontrare persone che si detestano per lungo tempo, salvo poi ricordarle in modo diverso, magari con affetto, rispetto, fino a diventare vere e proprie figure di riferimento.
Secondo me questo accade più spesso nell’adolescenza, quando i giudizi sugli altri sono netti, senza sfumature e le persone incontrate si amano o si odiano, qualche volta anche contemporaneamente.

Avevo frequentato il quarto ginnasio a Napoli, dove ero nato. Poi, l’anno successivo, mi trasferii a Catania dove ho vissuto fino al 1973. Superai l’ostacolo dell’ammissione al triennio liceale con l’aiuto dall’abolizione dell’esame, notizia per la quale c’erano stati giorni e giorni di festeggiamenti.
Iniziai il primo anno di Liceo Classico con  nuovi professori. Nei primi giorni di orario provvisorio facemmo la loro conoscenza e ben presto ci furono chiari alcuni problemi che avremmo dovuto affrontare. Uno su tutti riguardava l’insegnante di Greco Antico: quella sarebbe stata per i prossimi tre anni la materia impossibile, lo scoglio insuperabile, il terrore assoluto, la causa di nottate insonni in attesa della temutissima versione in classe.
Il professore era basso di statura, completamente calvo, scuro di carnagione. Si muoveva lentamente e altrettanto lentamente parlava, con la testa appoggiata a una mano. L’altra reggeva l’eterna sigaretta accesa che, alla fine, gettava con noncuranza in terra non prima di averne accesa un’altra. Alle volte capitava che le cicche sul pavimento fossero pari al numero di studenti che, con sguardo allucinato, confessavano la totale incomprensione della lezione appena terminata.

Devo dire che, nonostante l’avversione per sua implacabile rigorosità e a dispetto dei miei quindici anni, mi sembrò di intuire che dietro, anzi dentro la scorza rude, si nascondesse una persona di grande cultura e professionalità.

Godendo di una parziale facilità in  qualche altra materia, dedicai molto del mio impegno allo studio del Greco e riuscii sempre a superare lo scoglio della promozione. Ricordo la sua tecnica maligna per stimolare la nostra applicazione allo studio: la prima versione in classe dell’anno era di fatto intraducibile e così molti si ritrovavano subito a dover recuperare un implacabile due.

Prima dell’inizio degli esami di maturità ricevemmo la ferale notizia che il professore era stato nominato membro interno della commissione che, per il resto, era formata da esaminatori esterni. Peraltro, quell’anno avemmo proprio la versione dal Greco Antico come seconda prova scritta. Molti temettero una moltitudine di bocciature all’esame per colpa di quella maledetta traduzione e dell’altrettanto detestato professore.

Non fu così.

Qualcosa, nel Professore, era cambiata. Il giorno della prova scritta, per tutto il tempo dell’esame, percorse i corridoi tra i banchi fermandosi, di tanto in tanto, in corrispondenza di uno studente. Con mossa rapida, indicava un punto del testo e ne mormorava la traduzione all’esterrefatto candidato. Dalla scrivania della commissione quel comportamento doveva essere inequivocabile, tuttavia capimmo che, in qualche modo, il professore era riuscito a imporsi sui suoi colleghi di commissione. Nessuno di loro ebbe il coraggio di eccepire nulla sul suo operato.  Aiutò tutti a tradurre un brano molto complicato. Fece in modo che anche i ragazzi più in difficoltà riuscissero a rabberciare un lavoro almeno sufficiente.
Quando, nei giorni seguenti, ebbi modo di scambiare qualche parola con lui si dimostrò affabile, quasi affettuoso. Mi spronò a fare una bella figura perché, a suo dire, ne avevo le capacità e non lesinò commenti salaci su alcuni dei commissari.
Aveva del tutto abbandonato l’atteggiamento del  duro per assumere quello di chi sa di aver contribuito a formare una mentalità da adulto in quella di adolescenti. Conosceva benissimo i nostri limiti e ci insegnò ad affronarli e, se possibile a superarli.

Gli esami terminarono e ci godemmo le meritate vacanze post-maturità. Da allora non rividi più il professore di Greco Antico, ma posso dire che lo ricordo ancora adesso con affetto e riconoscenza.
Decisi di iscrivermi al corso di laurea di Ingegneria, materia ben lontana dal mondo degli studi classici e letterari. Eppure sono convinto che quelle materie, prima tra tutte il Greco Antico, mi abbiano dato gli strumenti per affrontare le difficoltà dell’apprendimento delle materie e le capacità di pianificazione dello studio, caratteristiche che valgono per qualsiasi disciplina. 

Per me e per la mia formazione, il professore di Greco Antico, l’immancabile sigaretta tra le mani, è stato, ne sono convinto, una figura di riferimento e un maestro di vita.

La foto in copertina, di autore sconosciuto, è pubblicata su licenza di CC BY-SA

Vincenzo Maria Sacco


Pubblicato inBlogPronti, attenti, blog! 2025

Un commento

  1. Manolia gregori Manolia gregori

    Condivido il fatto che quel prof così spiacevole per tanti aspetti abbia cercato di FORMARE in senso buono la materia grezza e si sia rivelato solo alla fine

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